Come trasferire in Italia una società estera

In tempi di  scudo fiscale  può essere utile conoscere la procedura necessaria per trasferire in Italia la sede di una società costituita all’estero. In realtà, è un tema valido in ogni momento, ma non c’è dubbio che è proprio in questi mesi che si stia assistendo ad una massiccia fuga verso l’Italia di società costituite altrove.

 

è interessante notare come le nazioni di provenienza più frequenti non sono sperdute isole Caraibiche o Atolli Polinesiani, bensì i nostri “vicini di casa”: Svizzera, Principato di Monaco, Liechtenstein e, soprattutto, Lussemburgo.

 

Il trasferimento della sede Estera  non è tanto traumatico, la procedura passa attraverso la decisione della scelta di quale legislazione dovrà essere adottata dopo il trasferimento in Italia.

Una volta scelto, bisogna ovviamente ottemperare a tutti gli obblighi che la nostra legge prevede.

Per prima cosa, occorre che l’assemblea dei soci (o l’organo equivalente, secondo la legislazione straniera)  deliberi sul trasferimento, e qui occorrerà seguire la legge del Paese interessato.
Ma tale delibera dovrà necessariamente contenere anche le decisioni rilevanti per la nostra legislazione: per esempio, occorrerà assicurare che il capitale sociale raggiunga il minimo stabilito dal codice civile per le varie tipologie di società di capitali, occorrerà costituire, quando obbligatorio, il collegio sindacale e così via.

Esiste però un’altra soluzione, più lunga ma più pratica: si lascia che l’assemblea decida solamente il trasferimento in Italia, dopodiché toccherà ad un notaio italiano scendere in campo e provvedere a redigere le modifiche statutarie necessarie per adeguare la società alle nostre norme, modifiche che saranno varate in seguito da una seconda assemblea dei soci. La strada è un po’ più lunga, ma in genere è meno soggetta ad errori.

In ogni caso, al notaio italiano dovrà giungere una copia dell’atto di trasferimento redatto all’estero (con allegata una copia in lingua italiana) e con in calce un’attestazione di un’autorità straniera a ciò preposta che certifichi l’autenticità del documento: quest’attestazione discende da convenzioni internazionali ed è nota come “apostille”.

Ci sono comunque,  dei accordi  comunitarie per la libera circolazione di documenti anche privi di apostille. Altri Stati, invece, come i Paesi arabi e latinoamericani, non aderiscono a tali convenzioni internazionali: in questi casi è necessario che l’autenticità del documento sia attestata dalle nostre autorità diplomatiche presso la nazione interessata.
Infine, occorrerà iscrivere la società alla Camera di Commercio competente e attribuirle partita IVA e codice fiscale.

russomanagement@gmail.com

NB: I testi dei provvedimenti normativi e/o giurisprudenziali linkati e/o pubblicati, e il contenuto stesso di ogni articolo pubblicato sul fiscalitainternazionale.wordpress.com  non rivestono carattere di ufficialità; si declina, pertanto, ogni responsabilità per eventuali inesattezze

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